Racconti | Milano ottobre 2011


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Ogni giorno dell'anno il suono angosciante della sveglia rompe la tranquillità del mio sonno. Talvolta accade che si inceppi e non suoni. Ciò capita solitamente quando ho degli impegni precisi e magari importanti. Ricordo con affetto il lungo periodo della mia vita, a partire dall'infanzia fino a circa 5 anni fa, in cui la puntualità si annoverava fra i miei già scarsi pregi. Poi l'equilibrio si é spezzato e le mie corse raddoppiate in un costante accumulo di minuti mancati che non recupereró mai.
Svegliata da una fortunosa telefonata esattamente alle 6:40, quindi 5 minuti prima del mio appuntamento sotto casa col mio compagno di viaggio, balzo fuori dal letto con lo sguardo atterrito ed una sensazione di angoscia addosso, sicura di perdere l'aereo.
Butto sulla valigia aperta due cose, sperando di non aver dimenticato nulla la notte prima e in 7 minuti, 55 secondi e tre millesimi sto scendendo le scale di corsa, con i sensi di colpa da ghiro in letargo quando si riaffaccia al mondo e capisce di aver perso tutto un lungo inverno di vita per stare a poltrire.

Afferrato il volante dello zingarone, ci lanciamo in una corsa all'ultimo centimetro delle già inesistenti gomme per le vie della città, sfiorando testa coda e slittando sull'asfalto.
Sandro si tiene fermamente alle maniglie, ma é coraggiosamente tranquillo, infondendomi una certa tranquillità. É solo un po' in paranoia perché non si aprono i finestrini elettrici ed ha caldo ed una certa sensazione di claustrofobia ci prende ma lo tranquillizzo: probabilmente é la forte velocità a creare pressione, oppure il computer di bordo si é impossessato del comando della macchina. Comunque il mio computer é buono, non come HAL 9000 di 2011 Odissea nello spazio, gli dico, anche se qualche volta mi gioca qualche scherzo. É proprio un giocherellone, proprio come i cani assomigliano ai loro padroni, il mio computer di bordo rispecchia il mio spirito esageratamente simpatico, riconosciuto da chiunque nel mondo.

Raggiungiamo mia madre che, col motore acceso, ci fa salire al volo sulla sua macchina e arriviamo all'aeroporto 5 minuti prima della chiusura del gate. Parcheggiamo ed inizia la corsa all'ultimo millisecondo per raggiungere la prima barriera dei controlli. Giriamo l'angolo e penso "siamo fottuti!". Una fiumana di gente affolla il fastidioso serpente zigzagante virtuale che accompagna il percorso verso il metal detector. Guardo disperata Sandro e mia madre "abbiamo perso l'aereo". L'orario di chiusura del gate era già superato da una decina di minuti.
Ci guardiamo e, per istinto di sopravvivenza, facciamo quello che abbiamo sempre considerato un oltraggio all'educazione civile e rispettosa. Saltiamo la fila di netto e ci piazziamo davanti facendo finta di non sentire e schivando gli innumerevoli frastimi che ci vengono indirizzati contro.
Per miracolo riusciamo ad imbarcarci. Sull'aereo siamo inaspettatamente divertiti da un episodio davvero unico ed esilerante che, dopo un attimo di gelo attonito, crea l'ilarità generale: "fra poco passeremo con La Repubblica, così potrete sapere le ultime notizie sul Berlusca e di come distruggerá l'Italia". Non riusciamo a credere alle nostre orecchie. Penso ad un miraggio uditivo e ipotizzo sia imputato ancora una volta alla forte pressione. Poi mi giro intorno notando una situazione di sconcerto generalizzata seguita da sguardi complici e divertiti che commentano il temerario annuncio. Niente di meglio che un episodio di cotanta ilarità per salvare una mattinata dai contorni isterici.

Atterriamo sul suono dell'allegra trombetta che questa singolare compagnia irlandese propina in caso di arrivi in orario o anticipo sui tempi previsti. Ogni volta che la sento mi strappa un sorriso, sembra quasi voglia dire: "Ce l'abbiamo fatta anche stavolta". Il pubblico dell'incalzante sonata autocelebrativa risponde immediatamente con applausi scroscianti in un tourbillon di contentezza diffusa ed incontrollata motivata dall'aver  toccato terra senza rilevanti danni fisici. Non si può dire lo stesso su quelli morali per il nostro irreprensibile Presidente del Consiglio, ma il povero perseguitato potrà sempre fare l'ennesima inutile querela. Tanto una in più, una in meno...

Dopo aver lasciato Sandro e raggiunto il Carrefour di Assago, finalmente incontriamo i nostri bambini che ci accolgono con un entusiasmo che farebbe sciogliere anche un iceberg infreddolito in pieno Mar Artico. La loro dolcezza é come uno schiaffone a manrovescio che finalmente crea un po' di brio emotivo nel mio assolato deserto sentimentale. Dopo averli caricati sui carrelli, contagiati da bambinite acuta, ce li scarrozziamo per l'immenso centro commerciale improvvisando gare a rotelle fra lo sguardo sconcertato dei seri passanti.

La giornata trascorre fra commissioni, spese e preparativi per domani. Aiutare mia madre a cucinare ha sempre dato a me tanti motivi di goduria intensa, quanto a lei manie omicidie verso il mio estro assaggiatore.
In particolare il mascarpone del tiramisù ha planato per la cucina per raggiungere i palati accoglienti dei due piccolini e della zietta golosa, creando in lei spasmi di incomprensibile ed immotivata indisponenza nei miei confronti. L'atmosfera é gioiosa, i bimbi piccoli giocano coccolati un po' da tutti, mentre i bimbi grandi improvvisano canzoni e balletti con trenini e ciuffi d'ananas in testa al suono di Capoeira.
Dopo cena, portiamo i bambini a letto e ci lasciamo andare ad un ritrovo mamma e figlie tutto sardo che si protrae fino a tarda notte quando, sfinite, ci abbandoniamo ad un sonno profondo e senza sogni che,  probabilmente scoraggiati dall'abbondante apporto del bruno liquido alle bacche di mirto, ci girano alla larga come se fossimo delle appestate.



 








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