Racconti | Milano ottobre 2011


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Sento i bambini parlottare e lamentarsi da ore ormai. Per questioni logistiche sono stati trasferiti in camera dei genitori. Non riescono a credere di poter nuovamente rovinare il sonno dei genitori dall'alba e si divertono ad inventare impellenti bisogni di urinare, a recitare filastrocche e ripassare tutte le canzoncine che conoscono, per la felicità dei genitori che fingono di dormire e si chiedono perché non hanno fatto lo stesso tre anni e nove mesi prima.


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Mi affaccio e prelevo i festeggiati ed iniziamo quella che sarà la giornata interamente dedicata a loro. 

Ricordo ancora come se fosse ieri quando mia sorella li portava ancora in grembo. Insieme abbiamo tanto sognato immaginando chi sarebbero stati, a chi sarebbero somigliati, sia fisicamente che caratterialmente.
Nessuno di noi avrebbe mai immaginato che sarebbero stati così diversi fra loro. La loro diversità é palese da un primo superficiale sguardo.

Alessandro, detto Aiace Telamonio per la sua forza spropositata, é scuro. Capelli ed occhi castani, carnagione bruna e ha la grazia ed i portamento di un torello imbizzarrito. Tutti dicono sia la mia copia spiccicata da bambina, non solo per l'incredibile somiglianza, tanto che lo scambiano per mio figlio, quanto anche per quella sua adorabile tendenza al procedere imbranato per le vie dell'infanzia, con sbatti sbatti ripetuti ed una forza fisica innata che difficilmente riesce a dosare, provocando spesso disagi fisici al fratellino e ai compagnetti dell'asilo che, nonostante abbia un buon carattere per niente rissoso, gli stanno alla larga rispettandolo religiosamente ed evitanto qualsiasi alterco con lui. Piacevolmente chiaccherone, lo sentiamo spesso districarsi nelle tipiche elucubrazioni profonde che la sua invidiabile età desta spontanee. Amante della musica ed il canto, tenta inutilmente di stare al tempo e di azzeccare le parole delle canzoni ma é  geneticamente negato da cromosomi materneggianti e zieggianti.
Ti conquista con questa aria da brombolone e non puoi fare altro che sorridere della sua pura ingenuità.

Matteo, invece, detto Achille piè veloce, é chiaro: capello biondo e occhio azzurro a contornare una lattea carnagione. Il nome, affibiatogli ancora una volta da mio padre, irriducibile amante della mitologia, gli deriva dalla sua scaltra agilitá quasi felina. Anzi non quasi, decisamente felina ed anche tipica di grossi esemplari della specie, a giudicare dalle artigliate decise e profonde sul mio mento. Mi faranno compagnia almeno fino a quando non lo rivedró, travestita da Babbo Natale, a fine dicembre. Sono cose normali, ci si annusa per conoscersi. Qualche artigliata ci sta, fortifica il carattere, anche se lascia altri segni indelebili nel già martoriato faccino della zia.

Più taciturno, ma altrettanto osservatore. Persino molto dolce e con un sorriso che incenererirebbe l'orco più crudele e spietato. L'arma più efficace per sconfiggere qualsiasi nemico.
A differenza del fratello, e forse proprio per questo suo istinto da belva feroce, è tornato più volte dall'asilo con i classici segni di azzuffamento che la dicono lunga sulla sua tendenza alla lotta per l'accaparramento del potere territoriale. Il suo esile portamento, unito al suo atteggiamento balente, non lo aiutano di certo, attraendo le attenzioni dei competitivi compagnetti.


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Sono, é vero, completamente diversi, ma proprio per questo si compensano. Di certo non diresti che sono gemelli, ma rappresentano un delizioso miscuglio fra influenze, sia fisiche che comportamentali, fra le due isole messe al confronto. Alessandro è un degno rappresentante della primitiva e nuragica Sardegna, Matteo dell'antica e mitica Sicilia. Rappresentano un perfetto amalgamarsi di culture diverse, che li rende una macchietta isolata e suggestiva in una Lombardia che, a mio parere, offre poche manifestazioni di distacco da una cultura un po' posatamente impostata, che si impatta continuamente con la loro turbolenza emozionale.


Unico neo negativo in questo piacevole ritratto familiare è l'amore per la Giuventus inflitto loro dal padre fin dall'infanzia, in un lavoro di attento inculcamento psicologico, fatto di sciarpine, cori ed accessori vari che hanno sempre combattuto con la mia ferrea opposizione cagliaritana. Su questo sono stati aperti, fin dalla nascita, vari dibattiti finiti in battaglie all'ultimo sangue, che hanno visto, sulla strada, perdite di dignità calcistica da entrambi i fronti.


La giornata trascorre fra una pasta ai ricci sapientemente cucinata dalle manine della ineccepibile nonna e preparazioni di stuzzichini accattivanti dal mio preparatissimo cognato che, nonostante abbia questa tara sportivo-calcistica imperdonabile, sa deliziarci con impeccabili gustosità culinarie di non facile emulazione. Il ritardo insito nei nostri karma ci fa arrivare all'orario designato per l'arrivo degli invitati, un tantino impreparati, ma il disagio non viene avvertito e ci lasciamo trasportare dall'entusiasmo della festicciola, che ci regala delle ore di rilassante e divertente piacevolezza in compagnia dei nostri ospiti.


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I piccolini si divertono ad aprire regali e a farsi spupazzare dagli zii veri ed acquisiti in un marasma di allegria che si conclude col taglio della torta ed i dolci annessi e connessi che vengono sbranati in zero secondi dai famelici invitati.



 








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