Racconti | Cracovia 2011


Torna all'Home Page



 1   2   3   4   5   6   7 
« Pagina Precedente
Pagina Successiva »

.Indietro.

Cracovia 24/08/2011 - Terzo giorno
Biking Krakow (Di mostri alati, la vie en rose e primi incontri)

Good morning Poland!

Dopo la colazione in una viuzza appartata, memori dell'indimenticabile e patetica esperienza di ieri, l'allegra combriccola, come già deciso, dotata di bicicletta da rent a bike (proprio sotto l'albergo), inaugura questa giornata dedicata all'avventura per le strade della città.


In cuor mio, dall'alto del mio estremo divorzio non voluto con una grande abilità coi mezzi di locomozione veloce, spero di non ricavarne nessun danno fisico, come successe ad Amsterdam qualche anno fa col grosso bernoccolo da trauma cranico, ma mi rassicura il fatto di aver scoperto di non essere l'unica imbranata del gruppo, anche se la presenza del temuto contropedale nelle simpatiche "Grazielle" (da me ribatezzate "Rosselle" per sbaglio e sotto l'ilarita' generale) non mi fa stare totalmente tranquilla.

Nella circumnavigazione delle antiche mura della città, proprio sotto il Castello ed in prossimità dello scorrere di quello che solo ieri abbiamo scoperto essere il fiume Vistola, ci imbattiamo nella statua sputa fuoco del drago già apprezzata il primo giorno per caso in una passeggiata notturna. 


Photo

Photo

Il temuto animale vomita folate di fuoco ad intermittenza ma non abbiamo capito con quale frequenza, tanto che ho ancora dolori alle braccia per aver tenuto a lungo la macchina fotografica in attesa di un suo getto infuocato per ricavarne una pessima foto sia a livello stilistico, perchè foto turistica banale e scontata, sia a livello tecnico, perchè completamente sfocata ed incomprensibile.

Torniamo al Drago e alla leggenda che lo accompagna che, come tutte le leggende polacche, come abbiamo avuto modo di capire, è soggetta a molta confusione e soprattutto all'intrepretazione arbitraria di chiunque ne voglia dare spassossamente un finale ed un significato diversi.
Leggiamo infatti nella guida che un tempo il drago faceva razzia di giovani donne vergini e per questo il re indisse un bando per la sua cattura promettendo sua figlia in sposa a chi l'avesse sconfitto. Come in tutte le leggende che si rispettino, nessuno ci riuscì finchè arrivò lo sfigato di turno, che stavolta fu un ciabattino, con l'idea geniale per sconfiggere il mostro alato.


E fin qui niente di strano. Sull'idea sono ancora tutti d'accordo: egli diede in pasto all'animale una pecora dopo averla riempita di zolfo, ma a questo punto le versioni su come questa pecora uccise il drago si sprecano. Nella guida stampata c'è scritto che il drago, assettato, non si capisce perchè, si recò al fiume prosciugandolo e poi scoppiò dalla troppa acqua. La guida arguta ed in carne ed ossa della Miniera del sale (si ahimè ancora lei), invece, ipotizza come causa della triste dipartita il fatto che il drago abbia eruttato fiamme che a contatto con lo zolfo lo abbiano fatto scoppiare.


Photo

Photo

Stavolta mi trovo, mio malgrado, quasi incline a pensare che la signora per una volta abbia ragione perchè la sua storia è ben più plausibile della prima che fa acqua (mi si perdoni la freddura ma mi ha contagiata la simpatica guida) da tutte le parti.

Lasciati i ragazzi ad una divertentissima mostra di armi antiche nel castello, noi ragazze continuiamo il nostro tour biciclettato costeggiando le rive del fiume già menzionato.
Il sole rovente incoraggia giovani e non a stendersi per i prati nel tentativo di colorare le loro bianche carni.

Prese dalla foga, percorriamo senza accorgercene km fino ad inoltrarci addirittura in un piccolo bosco alla periferia della cittá, mentre io fischietto la vie en rose e le ragazze mi accompagnano con le loro voci allegre. 


C'è una certa serenità gioiosa fra noi che raramente ho trovato in compagne di viaggio.
In un'ora circa di pedalate, un litro di sudore e due kili in meno, ci rendiamo conto di essere tornate al punto di partenza e di aver quindi fatto il giro della città, senza tra l'altro trovare il quartiere ebreo che era la nostra meta agognata.

Ci armiamo di coraggio, ma soprattutto di mappa, e proseguiamo fiduciose zigzagando e fischiettando per le strade come se ci appartenessero e come se non avessimo nessuna fretta e con uno strano senso di libertà addosso. Lontane da casa, in una città che improvvisamente sembra essere nostra.


Photo

Girovagando troviamo finalmente il quartiere ebreo e ci fermiamo all'ombra a cercare riparo dal sole asfissiante. 


Photo

Propongo un caffè in un locale italiano che si trasforma in uno spritzino di metà pomeriggio con stuzzicchini rigeneranti e ci lasciamo andare al riposo pacato e alla chiacchiera come ci si aspetta da tre giovani donzelle come noi inebriate dal campari e dalla magia di colori ed odori appena sperimentata.

All'improvviso, proprio quando stavamo per lasciare il locale, ci si avvicina il proprietario Antonio di origini leccesi che, oltre ad offrirci un ottimo caffè ristretto, ci racconta di essere stato a lungo un impiegato Fiat, con una storia di emigrato da fare invidia alle piú avventuriere specie di uccelli migratori: dapprima a Torino, poi in ordine Cracovia, Sudafrica e Australia finché non si é rotto le scatole e ha detto addio alla sua dipendenza agnelliana per tornare nella citta' dove aveva lasciato il suo cuore. 


E' una persona gioviale e il suo racconto é spedito ed interessante.  Non ci lascia andare via prima di averci spiegato che l'Italia disegnata nel suo locale, deplorevolmente priva della bell'isola in cui noi poggiamo le nostre origini, ha questo imperdonabile difetto perchè proveniente da un lavoro in classe di bambini polacchi la cui maestra doveva essere o una grande ignorante in geografia oppure al corrente del gran desiderio di indipendenza sempre più diffuso nella nostra isola tanto da essere definito dalla celebre (per qualcuno) frase: "Sardinia is not Italy".
Ma è arrivato il momento di proseguire per la nostra strada.

Ci inoltriamo nel quartiere ebreo scoprendo degli angoli davvero deliziosi e tracciando il percorso che accompagnerà anche questa serata in bicicletta fra le vie di questa fascinosa città. 
Intanto io ed il contropedale ci siamo stretti la mano in segno di amicizia e firmato un patto di non belligeranza che spero duri a lungo, mi accontenterei almeno fino a domani mattina.


Photo

Photo

Patto che non sembra aver ignorato una delle mie compagne di viaggio che, in uno degli sbilanciamenti poco giustificati in un simile paesaggio totalmente pianeggiante, finisce per toccare terra proprio mentre, per caso, i ragazzi tornano da una perlustrazione individuale della città. Praticamente, raccontano in seguito, mentre pedalavano rilassati, vedono una ragazza in difficioltà in mezzo alla strada e che, improvvisamente, alza la mano in segno di frastimo verso un passante che non vuole farle strada e che, sospesa nell'aria (non abbiamo ancora capito perchè) senza pedalare, ad un certo punto, per le forze della fisica ed inevitabilmente, viene rovesciata come un sacco di patate per terra. Si accorgono solo dopo che si tratta della loro compagna di viaggio.


Dopo aver cenato in un tipico ristorante polacco arredato con gusto pacchianamente tetro in onore e memoria di tempi altrettanto tetri e passati, tanto che qualcuno paragonava l'ambientazione al salotto di una zia probabilmente tetra quanto quella brillanteria inutile, ci accingiamo, con le amate bici che d'ora in poi accompagneranno il nostro viaggio, a sciogliere qualche grasso che quel pasto, tetramente (ebbene si ancora) intriso di elementi di disturbo al sapore genuino del cibo, aveva dispettosamente iniettato nei nostri graziosi portamenti.


Photo

Photo

Dopo qualche drink, un destino  corrotto dalle nostre precedenti perlustrazioni della zona ci porta senza esitazioni nel quartiere ebreo nel famoso locale Singer segnalatoci dalla guida stampata, anche perché se ce l'avesse segnalata quella in carne ed ossa della miniera l'avremmo scartata a priori temendo di trovarci un covo di ziodde inacidite dalla vita.
Questo locale prende il nome dalla nota macchina da cucire presente e funzionante in ogni tavolo, tanto che, fra una birra e l'altra, veniva quasi spontaneo e naturale fare su e giù a suon di musica col pedale inferiore per arricchire, coi nostri ritmi estremamente elaborati, le musiche del locale e, unendo anche l'utile al dilettevole, ricucendo l'orlo dei pantaloni.


A questo punto le nostre strade si dividono da quelle dei nostri compagni di viaggio dal sesso opposto e non facciamo in tempo ad arrivare al bancone del locale che quegli che in questo viaggio pensavamo essere dei nostri bei ricordi del passato, e cioè degli uomini che non ci considerassero come delle candidate al ruolo di protagonista della rivisitazione in veste soap opera della grande saga della donna invisibile, ci avvicinano esibendo le loro originali e per niente scontate armi di abbordaggio, tanto da darmi l'impressione divertita di trovarmi su una fortezza e, come una colata d'olio bollente sugli invasori che, dotati d'ariete, cercano insistentemente di sfondare le porte del fortino, io e la mia compagna di avventura ci sollazziamo ironicamente nel tentativo di difendere le nostre preziose virtù.


Photo

Photo

La conversazione diventa anche inaspettatamente interessante quando alla combattiva compagnia si aggiunge un tenebroso meticcio incrociato fra razze eterogenee e con una famiglia sparsa nel mondo e composta da artisti, categoria alla quale dicono di appartenere tutti i nostri nuovi amici, compreso quest'ultimo che si definisce scrittore e figlio di un famoso mecenate residente in Germania nonché nipote di un compositore di musica classica residente in Uruguay.

Ci sfugge il motivo del loro vivo interesse alla precisa descrizione del loro affascinante albero genealogico, non crediamo di certo sia un banale e spudorato modo di agganciare due ingenue turiste italiane, per cui ci lasciamo conquistare dai racconti al limite dell'assurdo dei fantasiosi interlocutori, tanto da farci convincere, non prima di aver comunicato la nostra posizione ai nostri compagni di viaggio, a salire a casa del mezzosangue a vedere la sua collezione di farfalle... oppss no volevo dire di quadri della sua ex.


Con noi vengono anche un italiano semi disadattato e di origini vicentine che vive facendosi ospitare da ipotetici amici e che si definisce cantante ed attore e che ci fa da traduttore con quelli che ci tiene a classificare come un architetto, uno scultore, un pittore, un ragazzino tutto tatuato di cui non ci é ancora pervenuta la classificazione e ovviamente lo scrittore e noi che, a fine serata, abbiamo finito col completare il giochino dei mestieri come l'avvocato e l'informatica che tenta inutilmente e pateticamente di destreggiarsi nel mondo dell'arte.


Photo

Io ed il mio strumento iniziamo ad avere un rapporto discreto e continuo a prendere appunti osservando la città ed in balia di innumerevoli spunti di commovente interesse socio-culturale.



 








Facebook fan page

Twitter

Google+

Linkedin

Tumblr

Instagram

Pinterest

Youtube