Racconti | Cracovia 2011


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Cracovia 25/08/2011 - Quarto giorno
Auschwitz-Birkenau (Della necessità di non dimenticare)


La prima parte della giornata é dedicata al completo relax e con le ragazze ci troviamo al solito cafè che ha rapito i nostri cuori col suo fascino d'altri tempi, le sue praline di cioccolato, il suo espresso con panna, la sua musica da atmosfera così delicata e infondente quella serenità che é grande protagonista di questo viaggio e perché no anche la sua rete wi-fi che é disponibile quasi da tutte le parti e gratuitamente.
Fra una cioccolata, un cappuccino ed il già citato espresso rigorosamente ricoperto della sfiziosa panna, le parole scorrono a fiumi e mi fermo ore a completare questo diario di viaggio.

Questa città inizia a piacermi davvero, mi riempie di idee, visioni, storie ed ottimismo. Non capisco se si tratti di lei o se invece sia scattato qualcosa nella mia vita che mi faccia sentire una sorta di felicità che basta a se stessa. Ebbene si Basia (Barbara in polacco) é felice nel suo antro dal sapore di cioccolato che dà sulla strada col suo inseparabile telefono da scrittura.


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Queste considerazioni arrivano dopo una delle esperienze più forti della mia vita e cioè la visita ad uno dei luoghi di morte e disperazione più incisivi nella storia dell'uomo. Quella che io definisco come la prova documentata della malvagità insita nella composizione dell'animo umano e che dimostra come la follia di un uomo possa portare un intero popolo alla negazione dell'umanità stessa.

Passo la maggior parte del tempo ad Aushwitz, nel sentire la spiegazione della guida, con una sensazione di morte addosso paragonabile a quella talvolta sentita al risveglio da un terribile incubo o al terrore  provato nella visione di un film horror che possa definirsi davvero tale. 


La tensione provata e la pelle d'oca continua si impossessano del mio sentire tramutandosi in dolore non solo fisico. Il mio corpo sembra sentire le stesse sofferenze delle persone che vedo nelle foto, dei racconti che la guida dagli occhi tristi e dalla solennità cupa ci racconta.

Ci accompagna nei luoghi dove questi esseri umani arrivavano, dove venivano selezionati immediatamente e spediti a morire subito o dopo qualche mese di terrore, nei luoghi dove dormivano ammassati fra i loro stessi escrementi, nei bagni che lottavano per usare uno di fronte all'altro come animali, nelle prigioni dove stavano in 1 metro quadro in 4 obbligati a stare in piedi tutta la notte per poi andare a lavorare la mattina, nel muro dove venivano fucilati, in prossimità dei laboratori in cui venivano effettuati esperimenti genetici per rendere sterili le cosiddette razze inferiori, nel palo dove venivano impiccati pubblicamente e ripercorriamo lo stesso percorso che facevano quando venivamo condotti nelle grandi sale dove sapevano di dover fare la doccia ed invece venivano uccisi col cianuro, recuperati da ragazzi ebrei selezionati fra i più forti che venivano uccisi ogni 3 mesi per non lasciare testimoni e poi bruciati nei forni crematori o all'aperto per fare più in fretta.


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Ma anche nella grande piazza dove ogni sera venivano suonate musiche allegre come schiaffo morale oltre che fisico.

Ci mostra gli oggetti delle persone che venivano portate in quei luoghi e che sono l'unica cosa di loro rimasta: spazzole, scarpe, occhiali, valigie. Tutto veniva riciclato. Persino i capelli delle vittime, che venivano utilizzati per fare dei tessuti.

Sulle valigie facevano scrivere i loro nomi e la loro data di nascita in modo che pensassero di poterle recuperare in futuro e non avessero così sentore di andare a morire per evitare il panico. 


Alcune di queste valigie riportano date di nascita molto recenti, di bambini. Essi erano i primi ad essere eliminati nella prima selezione perchè inutili. Loro, gli anziani, le donne, quelle incinta avevano una corsia preferenziale in questo senso. 

Mi fa male parlarne. Ma è mio dovere raccontare. La cosiddetta soluzione finale...
Non mi sorprende vedere nelle foto appese alle pareti e che facevano loro per schedarli, degli uomini e delle donne dagli occhi terrorizzati da loro stessi, incapaci di sorridere, privati della loro dignità di esseri umani e braccati dalla morte.


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Mi sembra di sentire gli odori di escrementi misti a quelli della sporcizia dei loro corpi e dei cadaveri bruciati e sinceramente mi invade una nausea bruciante e una tristezza infinita.

Nonostante questa sensazione di terrore, sono molto felice di aver fatto questa esperienza che credo sia importante per ogni essere umano. Ci sono alcune cose che non si sanno e vedere dal vivo quello che é successo ti rende più vicino alla responsabilità che ogni uomo ha di condannare questa follia e lottare perché non possa più ripetersi.


Ce ne andiamo in silenzio, lo stesso silenzio che sentiamo dentro la nostra sensibilità ferita.
Diamo le spalle ai vasti campi abbandonati, sentendo le urla e i pianti delle anime che vi sono rimaste incastrate per sempre per ricordare ai visitatori quello che è successo, la morte, la disperazione, l'oltraggio imperdonabile alla dignità unama.


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La sera, tornate nel quartiere ebreo e lasciati i ragazzi alle loro avventure, con la classica "faccia da culo" da turiste "ingiogazzate" (ho cercato a lungo un termine equivalente in italiano ma nessuno è capace di esprimere la stessa divertita sensazione), agganciamo un gruppo di una decina di svedesi e ci facciamo convincere dopo mezzo minuto a seguirli a conoscere i segreti delle discoteche locali e affoghiamo nei fiumi di mojito la tristezza della giornata.



GALLERIA FOTOGRAFICA


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"Gli ebrei sono una razza che deve essere completamente sterminata"

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Auschwitz. I blocchi.

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Auschwitz. Una vecchia foto degli arrivi coi treni.

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Auschwitz. Il cianuro utilizzato nei forni crematori.

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Auschwitz. Gli abiti che le persone erano costrette a portare con la stella di riconoscimento dell'appartenenza alla razza ebrea.

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Auschwitz. Gli oggetti delle persone che venivano uccise.

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Auschwitz. Gli oggetti delle persone che venivano uccise.

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Auschwitz. Le foto delle persone con data di arrivo e data di morte. In qualche mese essi morivano per malattie e di stenti. Nella foto vediamo delle (irriconoscibili) donne.

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Auschwitz. La nostra guida.

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Auschwitz. Il muro dove le persone venivano fucilate.

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Auschwitz. Il blocco 21 ospitava il laboratorio dove venivano effettuati gli esperimenti per rendere le donne sterili. Ovviamente le cavie erano umane.

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Auschwitz. Il filo spinato percorso di energia elettrica che circondava il campo.

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Auschwitz. L'esterno del forno crematore di Auschwitz. I due bocchettoni che si vedono erano utilizzati dai tdeschi per immettere il cianuro all'interno delle cosiddette docce.

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Auschwitz. La stanza delle "docce".

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Auschwitz. I veri e propri forni crematori. Essi contenevano 3 persone che venivano bruciate in circa mezzora. Ma le persone erano troppe e i forni lenti, per cui, oltre a bruciarli all'aperto, furono costruiti altri forni pių capienti a Birkenau.

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Auschwitz. Il filo spinato intorno al campo.

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Auschwitz. Una delle poche foto a testimoniare che i tedeschi bruciavano i cadaveri. Questo accadeva perchč i forni crematori non bastavano ed erano costretti a bruciarli all'aperto per distruggere le prove delle uccisioni.

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Auschwitz. Il numero di serie tatuato sulla pelle delle persone.

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Auschwitz. La prigione di un metro quadro dove 4 prigionieri dovevano stare affiancati ed in piedi. Di giorno andavano a lavoro e poi tornavano in questa cella dove erano obbligati a stare in piedi anche tutta la notte.

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Auschwitz."Ti trovi in un edificio dove le SS hanno ucciso migliaia di persone. Per favore qui mantieni il silenzio: ricorda la loro sofferenza e mostra rispetto per la loro memoria".

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Birkenau. Ingresso. Per rendere pių semplice e pių veloce la deportazione, i treni entravano dentro il campo.

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Birkenau. Gli alloggi. Interno.

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Birkenau. Gli alloggi. Esterno.

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Birkenau. Le rotaie all'interno del campo.

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Birkenau. Grande monumento in memoria delle persone morte nei campi di concentramento. Questa scritta č riportata in tutte le lingue delle persone uccise.


 








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