Racconti | Cracovia 2011


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Cracovia 27/08/2011 - Sesto giorno
A casa mia (Della necessità di recuperare la bici)


Apro gli occhi con la simpaticissima consapevolezza che dovrò ripagare la bici e maledicendo la mia flebile resistenza verso personaggi di inesistente affidabilità e talmente affamati che venderebbero anche la madre pur di avere un giorno in più nel mondo per narrare ai discepoli estasiati inconfutabili racconti di vita, tramadando in questo mondo la conoscenza e portando il verbo laddove l'ignoranza regnava sovrana.
Annego il mio animo da "pentia" del giorno dopo nel solito cafè facendomi male con tre cioccolate calde rigorosamente big e ricoperte di doppia panna e sullo scorcio dei passanti variegati che percorrono le vie del centro.


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Fra gli altri mi colpisce la visione, purtroppo non documentata fotograficamente, di una mamma che porta a spasso suo figlio col guinzaglio. In questi giorni avevamo già visto una scena del genere ma il bimbo non era ancora in grado di camminare per cui abbiamo ipotizzato si trattasse di un supporto per aiutarlo in una delle imprese più importanti nella vita di ognuno di noi. Ma questo bambino camminava, eccome se camminava e non era poi così tanto piccolo, tanto che mi sono chiesta se la madre avesse con sé anche la palettina per raccogliere i bisogni in caso di impellenti e  fisiologiche esigenze improvvise.

Raggiungo i ragazzi che mi scarrozzano con le loro bici ed inizia, spinta dal mio obiettivo primario di non finirla senza un centesimo, una nuova avventura a Cracovia: ritrovare l'italiano prima che abbia venduto l'ultimo ingranaggio della mia amica a due ruote.
In piedi sulla parte posteriore della bici del mio amico e nell'ilarità generale tanto da meritare la foto di alcuni turisti che ci osservano divertiti, perlustriamo la zona dirigendoci verso il bar dei miei nuovi amici.


Appena arrivati, incontro immediatamente il fantasioso italiano che mi dice di avermi lasciato la bici nel bar e gli offro immediatamente un mad dog abbandonando l'ateismo per un istante e presentando ai miei compagni di viaggio i miei nuovi amici indigeni.

E' immediato il reciproco piacersi per cui stiamo là a ridere e scherzare e a sentire le storie del giorno: oltre ad essere attore e cantante, cosa che mi aveva detto nei giorni precedenti, il simpatico compaesano é anche un modello di una certa fama ed impressiona i miei amici con descrizioni di piacenti modelle di cui ama circondarsi e che lo trovano così irresistibile che spesso é costretto a scrollarsele di dosso e a rifiutare le loro avances.


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La sua storia con la Lario invece oggi viene arricchita di dettagli piccanti soprattutto nella fase di corteggiamento e nella sua arresa finale.
Io mi sento a casa. Ormai tutti mi chiamano Basia (leggi Bascia) e uomini e donne vengono a salutarmi come se mi conoscessero da tempo.

Il solito locale dedicato alla macchina da cucire Singer (leggi Zingher) si riempie di uomini e donne festanti che salgono sui tavoli a scatenare la loro polacca febbre del sabato sera. Fortunatamente i turisti sono pochi e siamo circondati da persone del luogo che ci fanno sentire a casa nostra e ci accolgono con sorrisi genuini.


Qualcuno mi fa anche la corte spietata forse incoraggiato delle varie raffigurazioni erotiche presenti nelle pareti del locale. A quanto pare, sempre teoria dell'italo ormai mezzo polacco, é una leggenda che le polacche siano facili prede degli italiani in vacanza, anche se sono convinta che i miei connazionali non verrebbero mai qui con intenzioni così basse e meschine. Mentre una mora abbronzata come me é molto apprezzata in un universo slavato come questo. Peccato il turismo sessuale non rientri nella lista dei miei hobby, per cui, quando l'alcol rende molesto qualcuno nel locale, acchiappo la bici e scappo via per le strade della città raggiungendo la tranquillità del mio albergo.


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