Racconti | Addio zingarone


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Addio zingarone!


Ricordo ancora il giorno in cui ti incontrai, come fosse ieri.
Uscivo da una relazione con una 500 smarmittata che mi aveva fatto soffrire terribilmente, per non parlare della grossa ferita che aveva inciso nel mio orgoglio di cittadina cagliaritana, visto che tutti erano venuti a conoscenza dei nostri problemi personali.
Appena ti vidi, mi innamorai di brutto. Il tuo colore metallizzato e tetramente nero mi diede immediatamente alla testa, facendomi presagire quell'ebbrezza testosteronica che poi ho avuto modo di sperimentare nei lunghi anni insieme.


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Ricordo con nostalgia i nostri primi viaggi, fra Berchidda e Cala Gonone. Quanto ci siamo divertiti. Ricordo anche il dolore che provasti, dopo un solo mese che stavamo assieme, quando la mia amica ti causò quel profondo buco nel sedile. L'avrei voluta uccidere, ma tu mi hai fermata, perché sei sempre stato immensamente buono e tollerante.
Come quelle due volte in cui ti ho fatto fuori il semiasse e ti ho dovuto ricostruire pezzo a pezzo. Scusami se qualche volta l'ho fatto con pezzi di concorrenza, non volevo mancarti di rispetto. L'ho fatto solo perché, per come eri ridotto, in caso contrario avrei fatto prima a sostituirti con un altro, ma io amavo te, ho sempre amato solo ed esclusivamente te.
L'ho fatto per noi, per il nostro grande amore, in nome del quale mi scuso per avere trascurato la tua igiene personale tanto che, prima di farci salire qualcuno, chiedo sempre se ha fatto l'antitetanica, l'anti tifo e tutti i vaccini con relativi richiami.


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Perdonami se spesso sei stato un semplice parafulmine dei miei problemi e se ho abusato della tua pazienza...
Però insieme ci siamo divertiti... Come quella volta dell'autoscontro a Pirri o delle strisciate sulla 131, o quella in cui ti volevo trasformare in un'auto a pedali oppure a vela. Sono sicura che non avresti mai desiderato una padroncina che non fossi io.
Nell'ultimo periodo notavo la tua sofferenza. Ti sentivo soffrire in silenzio... Anzi no stridentemente e mi preoccupava che una volta al mese dovessi portarti dal meccanico, ma le medicine che ti prescriveva non facevano più nessun effetto. Per non parlare delle ruote, sempre sgonfie e doloranti, tanto che sono diventata la migliore amica del tizio del distributore vicino al lavoro.


La tua fine é stata lenta, ma inesorabile. Ormai avevi perso quella grinta che ti rendeva irresistibile, per non parlare dei due specchietti e della freccia.
So che non vuoi abbandonarmi. L'ho capito stamattina quando, andando a cercare una tua degna sostituta, avevi la ruota bucata e mi hai fatto fare mezzo giro di Quartu con rumori indescrivibili e puzza di gomma bruciata fra l'ilarità generale.
Dispiace tanto anche a me questa nostra separazione, ma preferisco evitare di continuare a vederti soffrire e spirare lentamente fra le mie braccia. L'eutanasia mi sembra la decisione più giusta.
Anche se tu ancora non l'hai conosciuta, la tua degna sostituta,  che si chiama Celestina, é davvero una macchina simpatica. É vivace e colorata ed ha promesso di farmi compagnia almeno per i prossimi 10 anni. Non sarà certo la stessa cosa, ma so che insieme potremo costruire un buon rapporto. Di certo non potrò innamorarmi come ho fatto con te, la vita é dura ed io ho imparato la lezione a duro prezzo.

Addio zingarone. Ci rivedremo di là, nel paradiso delle macchine...



 








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