Racconti | La mia allegra famigliola


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La mia allegra famigliola


Posso affermare di appartenere ad una famiglia piuttosto singolare e variegata. Ognuno di noi ha qualche vezzo o caratteristica particolare, ed insieme riusciamo a diventare un interessante oggetto di studio socio-antropologico.
La specialità in casa sono gli scherzi. Ogni tanto uno viene sorteggiato a caso e ne subisce uno. Comunque ci sono passati tutti. Tutto é nato dal talento per le imitazioni di mio cugino. Quel povero bambino veniva fatto esibire come fenomeno da baraccone nell'imitazione dei più  vari personaggi. Nella sua lunga lista, oltre gli insuperabili Berlusconi e Valentino lo stilista, abbiamo anche la parlata di un distinto commendatore bergamasco che chiamava spesso  mia zia Monsy per chiederle in affitto la sua casa. Lei, tutta felice, impazziva di gioia mentre noi tutti la vedevamo farci segno di tacere e rispondere in modo cerimonioso al commendatore che voleva mandare il figlio con una banda di surfisti incattiviti a distruggerle la casa. Poi comunque ogni volta l'importantissimo signore trovava una scusa per riattaccare senza concludere l'affare...


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Poco dopo chiamava un ragazzo, sicuramente romano, comunque "continentale", e le chiedeva se era disponibile a rispondere ad un breve questionario statistico. Lei, ancora più gasata di prima, quasi si piscia dall'emozione.
"Certo!", esclama. "Stiamo facendo una statistica su quante macchine passano per strada. Sarebbe così gentile da affacciarsi a contarle? Io la richiamo fra 10 minuti.".
Lei rimaneva lì a contare le innumerevoli macchine che tracciavano le strade della grande metropoli Domus De Maria e poi riferiva l'esatto conteggio all'improbabile intervistatore telefonico.

A partire da questi scherzi, su cui tutti sono cascati, anche loro stesse, le due sorelle grandi ci hanno preso gusto.
Sono da menzionare indubbiamente i due scherzi alle sorelline Bandiera.
Il primo, per età, alla (io ahimè) grande e scapestrata, con l'entrata in scena di uno status symbol dell'immaginario erotico femminile. Forse di qualche anno fa, mi viene (e mi veniva già allora) di pensare, quando ancora era un agile e vincente ragazzotto, con un'eccellente istruzione da montanaro gendarmizzato. Ebbene si, so che ci siete arrivati...
L'affascinante Alberto Tomba, detto Bebo da zio Renzo dopo appena pochi minuti che lo conosceva e che lo trattava come un amico di vecchia data, arrivando pure a pacche amichevoli sulla schiena accompagnate da larghi sorrisi. La pollastra nipote delle animose venditrici stradali di frutta passeggiava nel selciato, quando, improvvisamente, venne notata dall'ormai poco prestante atleta, dotato di una boria affliggente. Convinto che l'interesse per un uomo di così nota fama potesse sbocciare in qualsiasi donna sul creato, la richiamò all'ordine facendola chiamare.
Essa fu costretta ad avvicinarsi all'energumeno e a rispondere alle sue interessantissime domande, del tipo: "Quanti anni hai?", oppure "Hai un fidanzato?", ci mancava solo che le chiedesse: "Sei M o F?" tanta era la sua poca propensione all'intuito. Comunque la cosa non finì lì...
Lo scherzo vero e proprio fu che alla poveretta dissero che il super vip era tornato a chiedere il suo numero e che sua madre, aspirando ad un suo futuro come compagna di un frustrato ex atleta, ex attore e via dicendo, glielo aveva dato...
La burla sortì il suo effetto quando la ragazzetta nervosa se la prese e cambiò numero, temendo che potesse anche solo mandarle un messaggio del tipo: "Ma cosa fai se l'Alberto non ce l'hai" o "Come ti chiami? Se me lo dici sarò muto come un Tomba...".

Alla befana piccolina dissero, invece, che zia Adriana era incinta alla veneranda età di quasi 50 anni e lei ovviamente ci credette e loro ne approfittarono per destreggiarsi in servizi fotografici con cuscini nascosti a simulare un'improbabile gravidanza isterica. Oppure quando le fecero credere che un regista mi aveva preso per una parte in un film e che servisse una particina come sorella della protagonista e la fecero chiamare dal regista, impersonato ovviamente ed abilmente da mio cugino. Anche se quella volta lo scherzo non riuscì perché ormai la faccenda telefonica non sortiva più i suoi effetti. Tutti erano sempre all'erta tanto che, per effetto contrario, a mia madre é capitato spesso di schernire persone vere che la chiamavano dicendo loro: "Lo so che sei tu o Aurelio!" oppure "Tanto non mi freghi! So che é uno scherzo!", perdendo così tanti potenziali clienti che non avrebbero certo gradito, infatti, di avere come affittuaria una pazza squinternata...

Aurelio ha subito solo uno scherzo, che io ricordi, quando non ha dormito per giorni sapendo di dover confessare i suoi terribili peccati al prete che doveva battezzare i nostri piccolini. Si era preparato un bellissimo discorso, tanto che ci restò male quando, invece che in chiesa, lo portai a comprare le sigarette...

Insomma, non ce n'é uno... Dico uno... Che in qualche modo possa rientrare nella normalità. Ma a noi diverte e cosa sarebbe la vita senza una buona dose di ironia auto-inflitta?



 








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