Racconti | Il mio babbo


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Il mio babbo


Con mio padre, invece, ci somigliamo proprio. Entrambi marroni: capelli, occhi e labbra. Lui, in più, ha pure i polmoni, vista la mole incisiva di fumo che li costringe ad assumere. Io fumo, gli esseri umani fumano, lui si é ormai inesorabilmente trasformato in una ciminiera vivente.

Altra sua caratteristica dominante sono le pantofole. Credo di non aver mai conosciuto un uomo tanto legato ad un divano come lui... Lavoro, casa, raramente bar e stop.
Nessun viaggio, ma solo giornale, informazione, Battezzaghi e Ghilardi quasi completi, ma soprattutto lo schema libero, il suo preferito.
Ad incapaci (uno dei suoi vocaboli preferiti) come me che, come prima scelta hanno il miserevole " Cruciverba delle città", non può che guardare dall'alto verso il basso, con la sua classica aria sbeffeggiatrice.


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La sue due passioni principali comunque rimangono la politica e lo sport. Quest'ultima é sempre stata accentuata, tanto che, fin da piccola, mi ha obbligata a praticare qualcosa, qualsiasi essa fosse. Meno male che ci ha pensato, se no sarei rimasta quella palla di lardo che ero a quei tempi.
Siamo partiti dal nuoto, per passare alla ginnastica artistica. A quel punto si accorsero tutti di avere a che fare con un pachiderma per cui fu costretto a cercarmi qualcos'altro e fu così che approdammo all'atletica. Lì raggiunse il culmine della felicità, quanto io quello della disperazione quando mi obbligava a fare qualsiasi gara ci fosse in circolazione: campestri sotto il gelo invernale, gare su strada nella calura d'agosto. La cosa più detestabile, oltre il fatto che io odio correre, erano le sue parole quando arrivavo al traguardo cinquantottesima ed incapace di parlare: "Potevi dare di più!". Provavo a dire: "Dai non dire scemenze!". E mi beccavo la pappina perché "scemenze" era una grave parolaccia.

Poi c'é stato il periodo dei risultati. Per fortuna trovai quello che mi piaceva: una specialità in cui si correva poco e si cazzeggiava molto, ma soprattutto non rischiavo l'infarto in gara dopo aver preso la buca del salto in lungo come il luogo più adatto per un after da discoteca, da cui ero appena uscita, ancora odorante di miscugli alcolici e fumi vari.
Mi ripeteva: "Potevi dare di più!". Stavolta aveva ragione.



 








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