Racconti | La mia sorellotta Silvia


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La mia sorellotta Silvia


Mia sorella Silvia é in lizza per la beatificazione l'anno prossimo. Hanno deciso infatti di immolarla per aver sopportato mille angherie psicologiche e cattiverie fisiche dalla sottoscritta fin dalla prima infanzia.
Si sa che i bambini, nonostante abbiano un animo puro e genuino, o forse proprio per quello, spesso sono capaci di essere malvagi in modo fine a se stesso. Io ero talmente cattiva che Crudelia de Mon mi faceva un baffo.
Il mio compito comunque era estremamente facilitato dalla sua caratterizzante creduloneria.


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Ero persino arrivata a farle credere che fossi il padre assassino del film "Chi ha ucciso Laura Palmer" e che, quindi, mi potessi trasformare nel crudele alter ego: il famigerato Bob. Il suo incubo infantile.

Poi, per fortuna é cresciuta, e nello stesso modo anche la creduloneria che, insieme ad un tocco di ingenuità e ad una certa tendenza all'astrazione metafisica applicata alla quotidianità, le danno quel tocco magico di ragazza con la testa fra le nuvole.
Nessuno é mai riuscito a capire cosa ci sia là sopra in mezzo a quelle candide pecorelle di nebbia, né lei lo vuole rivelare, é un suo segreto.

Gliene sono davvero capitate di tutti i colori, come quella volta che era finita con la macchina in una piazza che riteneva una via e, per uscirne, si era fatta gli scalini di cui ignorava l'esistenza, uno alla volta rischiando che quella povera macchina, martoriata continuamente dalle conseguenze delle sue distrazioni, cadesse a pezzi.
O quella volta in cui é andata dal dentista, ha sbagliato piano ed é entrata nell'appartamento di un ignaro signore che leggeva il giornale seduto sul divano e si é visto questa scoppiata (mi si perdoni la parola, ma é il caso di dirlo) entrare in casa sua, avere il tempo di rendersi conto dell'increscioso errore, scusarsi con fare stizzito, quasi fosse colpa sua se aveva sbagliato, ed uscire. Tutto ciò nel giro di 10 secondi, in cui lui non fece in tempo neanche a parlare, tanto fu lo stupore.

Scena regina per descrivere questa sua inclinazione alla distrazione risale a qualche settimana fa, quando, in ufficio, decide di andare in bagno. Dopo aver espletato i suoi bisogni, e mentre ancora rifletteva (forse) sulla mail appena inviata ai cinesi o a chissà che altro, ha imprecato perché la gonna non si chiudeva bene. Per la prima volta nella giornata, ha abbassato lo sguardo sulla gonna per accorgersi che l'aveva messa al contrario. Chissà cosa avranno pensato i suoi colleghi quando l'hanno vista attraversare il corridoio con l'etichetta della gonna fuori...
Non credo si siano comunque sorpresi oltremodo, se per il compleanno le hanno impacchettato il portatile che normalmente é incatenato alla scrivania indovinando la difficilissima combinazione del lucchetto che era niente popó di meno che la sua data di nascita.



 








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